Risale a marzo di quest’anno la mia recensione di Demon’s Souls, gioco di ruolo prodotto da Bandai Namco, che mi colpì veramente tanto per due ragioni: si trattava di uno dei più bei titoli per PlayStation 3 che avessi mai giocato e non ne avevo mai sentito parlare tanto quanto altri mucchi di spazzatura che circolano sugli scaffali dei vari Game, Gamestop, Play.com, Amazon ecc.

Oggi mi prendo qualche minuto per scrivere l’esperienza con la seconda parte di questo gioco, pubblicato sempre da Bandai Namco e sviluppato da FromSoftware. Aggiungo che sono ancora in piena fase di gioco per cui cosciente che quanto sto per scrivere è solo una visione parziale anche se dopo più di 30 ore dedicate a questo titolo credo di avere sufficienti indizi per parlarne.

Lo stile di Dark Souls è praticamente identico (per ambientazione, sistema di controllo, sviluppo della storia) al suo predecessore, anche il motore grafico sembra essere rimasto immutato a tal punto che l’unico grosso problema con Dark Souls sta nel fastidiosissimo effetto “a scatto” che si può osservare in diversi momenti esplorando particolari aree di gioco. Questo problema che non era presente in Demon’s Souls potrebbe essere frutto di un tentativo di appesantire la struttura preesistente con dettagli grafici certamente migliori ma che chiaramente ne causano il tracollo.

Dark Souls parla di un mondo mitico dai contorni chiaramente medioevali in cui un essere non morto è chiamato ad essere l’eletto che cambierà il corso della storia. In realtà l’unico momento di narrazione che ho incontrato è stata l’introduzione, splendida visualmente e con un gran lavoro di doppiaggio. Man mano che si avanza nel gioco saranno i personaggi che popolano questo mondo a raccontarci di più e a informarci sulle vicende in corso.

Se in Demon’s Souls il giocatore ha appreso che morire è un momento normale dell’evoluzione del proprio personaggio in Dark Souls veniamo avvisati direttamente con un messaggio sul retro della confezione del gioco: “Prepare to Die”.

Il livello di difficoltà in Dark Souls infatti può arrivare a essere proibitivo per chi non ha giocato al primo episodio e risulta decisamente arduo in generale. La soluzione rimane la solita: molta pazienza, usare la testa prima che il pulsante di attacco e soprattutto MAI lanciarsi nella mischia ma provare sempre ad attirare singoli nemici per farli fuori uno a uno.

Il gioco, lo scrivevo prima, presenta una qualità grafica eccellente. Le armature e le armi che troveremo lungo il percorso sono dotate di un dettaglio veramente impressionante e renderanno ancora più soddisfacente il processo di evoluzione da un livello infimo a uno via via più importante.

La giocabilità è molto buona ma sfortunatamente non eccellente a causa di un difetto di cui ho potuto leggere anche su molti forum che parlano del gioco: uno strano e poco prevedibile effetto “lag” quando ci si trova in fase di scontro e si passa dall’uso dello scudo all’attacco con l’arma destra. Questo fastidiosissimo bug si presenta quando meno ce lo aspettiamo e può essere causa di penose disfatte specie se il nostro avversario non permette errori.

Ho già scritto che mi trovo ad aver speso più di 30 ore di gioco su Dark Souls il che fa capire chiaramente che si tratta di un titolo che garantisce profondità e longevità, specie per gli amanti del “re-play”. È praticamente impossibile avanzare in modo costante nel gioco senza morire e la morte sopraggiunge con una facilità impressionante specie al principio. La ragione è semplice: è necessario ripetere gli scontri più “facili” (se ce ne sono) per poter guadagnare punti utili all’incremento delle proprie statistiche e questo è possibile o morendo e ripetendo svariate volte gli stessi percorsi o creando situazioni di “farming” per accumulare punti.

Il mondo di Dark Souls differisce da quello di Demon’s Souls per dimensioni (i creatori parlano di un mondo 5 volte più grande) ma anche per come ci si muove al suo interno. Mentre in Demon’s  Souls il Nexus, una sorta di luogo fuori dallo spazio e dal tempo, faceva da hub di navigazione da un mondo all’altro, ci permetteva di migliorare le statistiche e di parlare con tutti gli NPC (non playable characters) del gioco, in Dark Souls la storia cambia. In questo secondo episodio il mondo è un continuum e ogni area è connessa alle altre in modo diretto, questo significa che per spostarsi da una zona all’altra ci dovremo muovere a piedi (almeno all’inizio) e dovremo trovare e accendere dei fuochi da campo (bondfires) dove potremo trovare ristoro, riparare le nostre armi, migliorare le statistiche, parlare con personaggi differenti, ecc.

Come successe per il suo predecessore Dark Souls offre grande soddisfazione nelle sfide con i boss che si presentano quasi tutti con un livello di difficoltà apparente molto elevato ma che possono essere abbattuti a seguito di un attento studio dei comportamenti o in modo più semplice ricorrendo all’aiuto di altri giocatori online o speciali NPC che si possono trovare nei paraggi.

Il gioco online è infatti un altra eredità che permane quasi immutata da Demon’s Souls. Il nostro personaggio può trovarsi in uno dei due stati: “hollow” o “undead” (una specie di “non morto” o “morto nella morte”) e in relazione al nosotro stato potremo chiedere aiuto ad altri giocatori online e/o offrire aiuto noi stessi ad altri. Altre funzioni ancora più interessanti sono quella di poter invadere il mondo di un altro giocatore reale o essere invasi (in ambo i casi lo scopo è uccidere l’avversario per sopravvivere e ottenere laute ricompense).

Insomma per chiudere: Dark Souls fino ad ora è risultato un più che degno successore di Demon’s Souls e per quanto mi riguarda è raccomandatissimo agli amanti dei GdR. Il gioco non è privo di pecche come ho provato a spiegare ma la magia creata da FromSoftware sta anche in questo: un titolo che per livello di coinvolgimento è capace di tenerti li davanti allo schermo anche dopo infinite disfatte o momenti non ottimali dal punto di vista dello sviluppo.

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